Abduction.

L'abduction. Fonte: dalla rete.
5 gennaio 2015.

Casi principali nel mondo.


Rimane materia di dibattito quale sia stato il primo caso presunto di abduction. Raymond Bernard racconta che nel 1947 alcuni dischi volanti recanti svastiche avrebbero costretto l'ammiraglio Richard Evelyn Byrd, in volo sull'Antartide, ad atterrare in un'immensa area sotterranea abitata da esseri dall'accento tedesco simili ai cosiddetti "Nordici". Risalirebbe al 1953 il rapimento di due elettricisti (Karl Hunrath e Wilbur Wilkinson) scomparsi durante un volo sui cieli della California. Sarebbe avvenuto invece nel 1957 in Brasile, nello stato di Minas Gerais, il famoso caso del contadino Antonio Villas Boas. Nello stesso anno Reinhold O. Schmidt sarebbe stato prelevato nel Nebraska e portato in una base aliena artica. Ma secondo alcuni ufologi, i primi "abdotti" della storia sarebbero stati i coniugi Hill, che sarebbero stati rapiti mentre tornavano da un viaggio in Canada la notte fra il 19 e il 20 settembre 1961. Si noti che in un'enciclopedia del paranormale è riportato che, durante una regressione ipnotica, Barney Hill avrebbe definito "nazista" uno dei suoi presunti rapitori. John Fuller scrisse un libro sul caso Hill, inserendo le testimonianze ottenute grazie alla cosiddetta "ipnosi regressiva".
Nel 1967 un caso di presunto rapimento alieno ha coinvolto un sergente di polizia, Herbert Schirmer: il caso è stato esaminato dalla Commissione Condon con la collaborazione dello psicologo R. Leo Sprinkle. 
Un altro famoso caso di presunto rapimento alieno è il rapimento alieno di Pascagoula, che è avvenuto nel 1973 e ha coinvolto due operai, Charles Hickson e Calvin Parker.
Tra i casi più celebri vi è il presunto rapimento del taglialegna Travis Walton: dalla sua esperienza e dalle testimonianze raccolte è stato tratto anche il noto film di fantascienza Bagliori nel buio (Fire in the sky). Il 5 novembre 1975 sette taglialegna dell'Arizona (USA), tornando verso le loro case con il camion, avrebbero visto una "strana" luce discoidale nel bosco. Travis Walton, che era tra loro, avvicinatosi, sarebbe stato colpito da un raggio di luce, mentre i suoi compagni fuggivano dalla paura. Walton riapparve solo dopo cinque giorni, in stato confusionale, raccontando di essersi svegliato all'interno di una strana cella metallica disteso su un tavolo operatorio, e attorno a tre esseri alti circa un metro; avrebbe cercato di scappare, ma sarebbe stato afferrato da "strani esseri" più alti, che dopo avergli sistemato una maschera sul viso, lo avrebbero riaddormentato. Avrebbe sentito gli esseri dire che non volevano fargli del male, solo studiare "gli strani esseri del pianeta", in perfetta lingua inglese.
Il ricercatore ufologo Budd Hopkins negli anni ottanta scrive alcuni libri che riportano numerose storie di statunitensi legate ad esperienze di abduction. Uno dei casi più noti descritti da Hopkins riguarda Linda Cortile Napolitano vedrebbe come testimone un'importante figura della politica internazionale, che molti identificano in Javier Pérez de Cuéllar; sul caso esistono però diversi dubbi, tra cui le analogie con il racconto di fantascienza Nighteyes. Durante lo stesso decennio, Whitley Strieber scrive una sua biografia personale riguardante il suo rapimento, da cui è stato tratto il film Communion. Anche in questi casi si sono usate tecniche di ipnosi regressiva.
David Michael Jacobs, professore di storia alla Temple University, fu il primo a mettere in relazione con i progetti degli alieni le esperienze subite dai rapiti, sostenendo che gli alieni perseguissero un progetto ben preciso, esponendosi così alle critiche della comunità accademica americana.
John Edward Mack, docente di psichiatria ad Harvard, sostenne l'idea di Jacobs sull' autenticità dei rapimenti alieni, ma anche lui si attirò le critiche della comunità accademica, per cui nel 1993 fu insignito del Premio Ig Nobel insieme a Jacobs.

Casi italiani.

In Italia l'episodio più noto di presunto rapimento alieno, per quanto controverso, è quello dell'ex metronotte genovese Fortunato Zanfretta. Piuttosto noti anche i casi di Maurizio Cavallo e del genovese Valerio Lonzi.


Parere della comunità scientifica.

La comunità scientifica costituisce de facto il più grande detrattore del fenomeno delle abduction, sostenendo l'impossibilità di verificare se le testimonianze di adduzione abbiano un riscontro reale oppure immaginario. Dal punto di vista scientifico, dunque, non vi è alcuna prova che questi "rapimenti" siano realmente avvenuti. Solitamente la comunità accademica imputa il fenomeno (cioè la convinzione di essere stati rapiti da intelligenze extraterrestri) ad altre cause, generalmente di tipo psicologico e biochimico, e in alcuni casi psicopatologico. Alcuni "rapimenti" potrebbero essere spiegati con la paralisi nel sonno, altri con la creazione di falsi ricordi in un contesto di credenze già deliranti, altri ancora come illusioni ipnagogiche e allucinazioni ipnopompiche, altri, infine, come elaborate allucinazioni indotte dall'interazione elettromagnetica tra particolari fonti di energia elettrica e il complesso sistema neuro-elettrico del cervello umano. Effettivamente la difficoltà nell'accettare per reali questi eventi sta tanto nelle tecniche quanto nella metodologia usate per identificarli. L'ipnosi regressiva, che nella teoria dei rapimenti alieni dovrebbe fornire la prova conclusiva dell'esistenza del rapimento stesso, per la quasi totalità degli scienziati non ha validità epistemica, perché può dimostrare, in linea di massima, che il soggetto non mente, ma non può determinare se si è trattato di un'esperienza reale o immaginaria. Anche la programmazione neurolinguistica è attualmente oggetto di molte critiche, sotto il profilo epistemologico, nell'ambito della psicologia ufficiale.
Frederick Malmstrom, psicologo, sostiene che le descrizioni delle facce degli alieni riferite dalle persone che sostengono di essere state vittime di rapimenti sono molto simili al modo in cui un neonato vede il volto della madre. Quest'immagine resterebbe fissata nel subconscio e riemergerebbe nella fase di dormiveglia, in cui viene riferita la maggior parte delle sperienze di rapimento alieno, o anche durante la regressione ipnotica. Alvin Lawson, professore di letteratura inglese alla California State University, ha condotto una ricerca sui rapimenti alieni insieme al medico William Mc Call, nel corso della quale un gruppo di volontari è stato sottoposto ad ipnosi regressiva ed invitato sotto ipnosi ad immaginare un rapimento alieno. Le descrizioni dei rapimenti immaginari sono state molto simili a quelle di persone che ritengono di essere state rapite realmente. Lawson ha ipotizzato che le sensazioni legate al trauma della nascita affiorino durante l'ipnosi regressiva e vengano usate per costruire la storia di un rapimento alieno non avvenuto nella realtà.



I coniugi Barney e Betty Hill. Fonte: dalla rete.
Una delle storie di rapimento più interessanti e documentate di tutta la casistica ufologica, fu di certo quella che accadde ai coniugi Barney e Betty Hill nella notte tra il 19 e 20 settembre 1961. Tutto iniziò verso le 22.00 di un venerdì sera, mentre i due coniugi ritornavano da un viaggio in Canada. Attraversando le White Mountains, per raggiungere la loro casa nel New Hampshire, la loro attenzione venne attratta da una luce in direzione di Lancaster, il cui comportamento era anomalo. Barney, incuriosito dal fenomeno, decise di fermare l’auto e di osservare la luce con il binocolo che portava sempre con se. In un primo momento pensò che doveva trattarsi di un satellite o di una stella ma una volta inquadrato l’oggetto, non riuscì a percepirne la struttura e le conformità grazie alle sue incredibili capacità prestazionali di volo. Decise allora di continuare a guidare senza però perdere di vista l’oggetto. Dopo quasi due ore però, non resistette più alla sua curiosità e decise di fermarsi di nuovo per riosservare quella strana luce col suo binocolo. Questa volta era chiaro, l’oggetto non somigliava a niente di conosciuto: era enorme e lasciava vedere nettamente due file di finestrini con forme umanoidi dietro gli stessi. A questo punto Barney, fu preso da uno stato di eccitazione tale da sfiorare l’isterismo: subito rientrò in macchina asserendo a gran voce che degli individui volevano catturarlo. Decise quindi di ripartire al più presto per cercare di seminare l’oggetto; ma, mentre era alla guida dell’auto, lui e Betty avvertirono un leggero e allo stesso tempo strano sibilo che si trasformò in un “bip-bip” lancinante. Da quel momento la loro memoria si offuscò! Ripresero conoscenza soltanto due ore dopo ma esattamente a 60 km a sud da dove avvertirono quello strano rumore. In questo breve tragitto, Betty e Barney hanno perso due ore della loro vita. Fu forse proprio in queste due ore che I coniugi Hill furono rapite da forme di vita esogene? Il giorno seguente alla loro esperienza, Betty decise di raccontare tutto alla U.S. Air Force e così, pochi giorni dopo, vennero interrogati dal maggiore P. W. Enderson il quale, dopo un lungo interrogatorio, decise di mandare un rapporto all’allora Project Blue Book dichiarando fra le note che non vi era alcun dubbio sulla buona fede dei testimoni. Dopo l’incontro avuto con il maggiore Enderson, gli Hill (in particolar modo Betty), decisero di documentarsi sul problema Ufo procurandosi il libro del Maggiore D. Keyhoe( The Flying Saucer Conspiracy ). Dopo aver letto il libro, Betty decise di scrivere a Keyhoe raccontandogli nei minimi termini l’esperienza vissuta da lei e suo marito. Tre settimane dopo, gli Hill ricevettero la visita di Walter Webb, inviato dal NICAP ( National Investigation Committee on Aerial Phenomena) su richiesta del Maggiore Keyhoe. Il ricercatore W. Webb ebbe modo di poterli interrogare per diverse ore senza però riuscire a farli cadere in contraddizione. Nel suo rapporto scrisse: “ …sono convinto che dicano la verità e malgrado non esercitino professioni che esigono l’acutezza di osservazione dello scienziato, sono stato particolarmente impressionato dalla loro intelligenza, dalla loro apparente onestà e dalla loro voglia evidente di attenersi ai fatti, diminuendone il loro dato sensazionale”. Pochi mesi più tardi, esattamente nell’estate del ‘62, Barney incominciò ad avere problemi di salute accusando degli stati di ipertensione e una forte ulcera al duodeno. Decise così di rivolgersi al Dr. D. Stephens a Exeter. Quest’ ultimo infine, dopo una lunga serie di analisi, fece notare a Barney che il suo stato generale era assai complesso e che a causa di problemi di ordine psicologico, in lui si creavano conflitti interni responsabili di uno stato depressivo. Il Dr. Stephens consigliò quindi a Barney di consultare uno dei migliori neuropsichiatri di Boston, il Dr. Benjamin Simon. Il loro incontro ebbe luogo nel dicembre del ‘63 e proseguì insieme alla moglie Betty fino al marzo del ‘64. Alla fine di questo lungo periodo di sedute, nel quale si è potuto estrapolare anche il bozzetto di una mappa stellare studiata ed analizzata in seguito dalla dr.ssa Marjory Fish il Dr. Simon concluse che i coniugi Hill furono oggetto di rapimento da parte di entità sconosciute che, seppur trattenendoli per un periodo di circa due ore, non fecero loro alcun male. Ora facciamo qualche passo indietro, e ritorniamo al bozzetto estrapolato dal Dr. Simon mentre sotto ipnosi la signora Betty Hill descriveva e disegnava in modo così preciso quella strana mappa. Cosa voleva poter significare quello strano disegno? Per poterlo capire ripercorriamo l’intera storia leggendo la testimonianza lasciata dalla signora Hill in un noto documentario della Columbia Tristar dal titolo: “UFO Contact Alien Abduction”. Purtroppo per ragioni di spazio, la storia di seguito riportata, non sarà del tutto completa. Saranno indicati solo i passi più importanti dell’intera vicenda.
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Prima testimonianza di Betty Hill:
L’oggetto apparve in cielo come una nuova stella, poi all’improvviso
incominciò a muoversi. Passò davanti al disco lunare e allora fermammo la
macchina per guardare meglio… Barney decise di prendere il binocolo per
cercare di identificare quell’oggetto strano, ma quello che vide gli destò
molta preoccupazione e paura. Asserì di aver visto degli esseri molto simili
a noi che lo guardavano da dietro i finestrini e che, a quel punto, il
veicolo incominciò a scendere. Barney ebbe la sensazione che stessero
cercando di catturarlo, quindi risalì in auto e partimmo a tutta velocità
verso l’autostrada per evitare di essere presi.
Udimmo una serie di suoni intermittenti quindi, per motivi inspiegabili,
Barney prese ad imboccare una stradina secondaria, dove vedemmo quello che
pensavamo essere la Luna al tramonto. Poi ci rimettemmo in autostrada e di
li a poco, udimmo di nuovo quei suoni intermittenti ma proseguimmo, senza
più fermarci, verso casa”.
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Seconda testimonianza di Betty Hill:
Gli esseri erano 11 ma ce ne era uno che per identificarlo meglio
decidemmo che doveva essere il capo, infatti era quello che si esprimeva in
inglese. Poi c’era l’esaminatore che faceva i test, poi gli altri 9 che
secondo noi facevano parte dell’equipaggio. Le fattezze dei miei esaminatori
erano essenzialmente simili: minuti, glabri, macrocefali e con una
fisionomica simile a un incrocio tra suino e uomo. Mi ispezionarono il
naso, la gola, gli occhi, le orecchie, prelevarono campioni di capelli, di
pelle ed erano molto interessati ai nostri piedi. Mi stesero sul tavolo e
cercarono di infilarmi uno strumento appuntito nella vagina dicendomi che
era un test di gravidanza, allorché io replicai che non esistevano test di
gravidanza e che simili cose erano per me sconosciute.
Barney era di vedute alquanto ristrette e fu per lui uno choc emotivo
notevole; iniziò ad avere problemi di salute, stati d’ansia, pressione a
sbalzi, problemi di stomaco e non rispondeva alle cure. Il suo medico pensò
che forse l’impatto emotivo dovuto a un forte choc, gli impediva di guarire
e decise di mandare mio marito da uno psichiatra che esercitava nel suo
stesso edificio. Barney iniziò a frequentarlo regolarmente e a parlare della
sua infanzia e di tutto il resto. Il dottore lo analizzò a lungo e dopo
qualche seduta ci indirizzò, Barney ed io, dal dottor Benjamin Simon di
Boston”.
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Terza testimonianza di Betty Hill:
Dopo varie sedute il dottor Simon mi fece vedere il bozzetto di una mappa
stellare che il capo degli alieni mi aveva mostrato. Non sò se c’era una
apertura nello scafo o cosa fosse, ma ad un tratto ecco la mappa con alcuni
degli oggetti che sembravano muoversi realmente. L’essere però non aveva
attivato uno schermo o quant’altro ma era così realistica, proprio come
guardare il cielo stellato.
Mi chiese se dalla mappa potevo dire dove ci trovavamo, allorché io risposi
di no . Mi disse che era un’informazione importante senza la quale non
potevano mostrarmi da dove venivano”.
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Quindi ciò che vide la signora B. Hill non era una mappa bidimensionale ma era sostanzialmente un ologramma a tre dimensioni. Per lei le due stelle più grandi apparivano come oggetti sullo sfondo, dunque dovevano essere alquanto vicine…probabilmente le stelle base. Erano visibili alcune linee più marcate fra le due stelle che indicavano (forse) traffici intensi, rotte commerciali o almeno così spiegò quello che per lei sembrava il più alto in carica. Altre linee piene raggiungevano le stelle che gli alieni avevano apparentemente visitato, mentre quelle tratteggiate indicavano gli avamposti più remoti dove forse gli alieni erano stati raramente o una volta sola.
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Quarta testimonianza di Betty Hill:
Riguardo alla mappa stellare posso dire che successivamente venni
contattata da un’ insegnante dell’ Oahio, tale Marjory Fish. Iniziammo una
serrata corrispondenza epistolare finché mi disse che voleva venire a casa
per parlarmi. Passammo giorni interi a parlare di quella mappa e mi fece
molte domande. Incominciò poi a costruire modellini usando scatole e corde, 
mettendo il nostro sistema solare al centro e iniziò a calcolare la distanza in anni
luce. Al termine aveva disposto quasi tutte le stelle nella stessa posizione
che avevo visto su quella mappa, ma ne mancavano due. Non fu in grado di
completare la ricerca fin quando gli astronomi non scoprirono quelle due
stelle nel ‘69”.
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Anni dopo, quindi, questa insegnante dell’Oahio decise di verificare se la mappa corrispondeva alla realtà e stabilire se davvero esisteva una configurazione a dodici stelle simile a quella di B.Hill. In un periodo di circa sei anni costruì modellini tridimensionali degli agglomerati stellari in movimento più prossimi al Sole. All’inizio pensò che avrebbe trovato vari posizionamenti casuali in grado di duplicare caratteristiche simili alla descrizione fatta da B. Hill. Ma non andò così, per sei anni non riuscì a trovare un nesso finché, un giorno, sdraiandosi sulla schiena, guardò in alto da una angolazione particolare e per magia l’intero quadro delle dodici stelle apparve ai suoi occhi! Tutte le stelle erano state identificate e dunque sembrava poco probabile che si trattasse di una coincidenza casuale. Le dodici stelle che erano collegate da linee intere o tratteggiate si rivelarono potenziali stelle adatte alla vita; il loro spettro era molto simile a quello del nostro Sole e nelle loro orbite potrebbero esserci dei pianeti sui quali la vita si sarebbe potuta sviluppare. Non è improbabile che lì ci siano forme di vita! Quante sono le probabilità di trovare dodici stelle collegate in questo modo? Solo quelle dodici in quella zona sembrano ospitali e, per giunta, tutte collegate tra loro come a voler dire che sono state tutte visitate da intelligenze aliene. Nel 1967 gli Hill chiesero di nuovo di essere interrogati sotto controllo scientifico.Vennero quindi di nuovo ipnotizzati dal dr. Simon, in presenza del dr. J. Allen Hynek (maggiore consigliere del Project Blue Book) e di numerosi consiglieri scientifici dell’ U.S. Air Force. Nonostante le domande tecniche che furono loro rivolte, il racconto degli Hill non mutò di una virgola.Una delle tante ragioni, per cui oggi la stragrande maggioranza degli ufologi credeche il caso degli H. sia vero, è perché accadde troppo all’inizio del fenomeno Ufo, quando le persone che riferirono dell’esperienza ( Betty e Barney per l’appunto ), non potevano avere preconcetti in merito. Oggi il rapimento degli Hill rappresenta una pietra miliare, e fu in quel caso che si accertò per la prima volta il fenomeno del “Missing Time” ossia vuoto temporale, che poi, col passar del tempo, divenne un parametro per i rapimenti successivi. Il caso degli Hill è stato un interessante concomitanza di fattori; infatti se Barney non avesse reagito così male a quell’esperienza evidenziando problemi psicologici, insonnia, ulcera ecc forse non avrebbe consultato un medico e il medico non gli avrebbe consigliato lo psichiatra per portare alla luce un trauma sepolto. Ci furono quindi inquietanti coincidenze attinenti questo interessante caso di rapimento. Betty Hill occupa attualmente un posto importante in una organizzazione sociale dello Stato del New Hampshire. Barney Hill morì di infatro il 25 febbraio 1969 all’età di 46 anni.
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Fonte: 
  • www.acam.it;
  • http://youtu.be/iddaAnswPR4;
  • http://youtu.be/4VmteV059wQ;
  • http://youtu.be/uINzhdTycck.


Travis Walton. Fonte: dalla rete.
Rappresenta ancora oggi uno dei principali episodi di presunto rapimento alieno o “abduction”. Sia per le modalità che per la natura degli eventi ed il susseguirsi dei fatti, viene considerato fortemente attendibile ancora oggi. La storia “pubblica” di Travis Walton inizia giovedì 5 novembre 1975. Walton si trova nell’Apache Sitegraves National Forest, in Arizona, insieme ai suoi colleghi di lavoro: Ken Peterson, John Goulette, Steve Pierce, Allen Dallis e Dwayne Smith. La squdra di boscaioli è alle dipendenze di Mike Rogers da diversi anni e i ragazzi sono piuttosto affiatati. Rogers aveva spedito il suo staff a svolgere un lavoro commissionato dalla United States Forest, ma per una serie di complicanze i tempi per la realizzazione si allungarono improvvisamente. Per questo motivo si era deciso di allungare i turni di lavoro, dalle 6 del mattino fino al tramonto. La sera del 5 novembre, poco dopo le 18.00, il gruppo di lavoro sale sul camion di Rogers per ritornare al loro paese, Snowflake. Dopo pochi kilometri, davanti al furgone di propaga un’inensa luce attraverso gli alberi generata da un grande disco metallico con una cupola di circa sei metri di larghezza e due metri e mezzo di altezza. Rogers, alla giuda del camion, si ferma ad una trentina di metri dal disco; Travis Walton, come “posseduto”, scende dal veicolo e comincia a correre verso il disco. I suoi compagni, scesi anch’essi dal camion, cominciano a gridare verso Travis, intimandolo a fermarsi. Quando Travis Walton si trova a pochi metri dal disco, esso comincia a produrre un suono progressivamente sempre più forte, simile (secondo le testimonianze) a quello di una turbina. A questo punto, dal disco fuoriesce un fascio di luce blu/verde intenso che colpisce Travis; viene sollevato in aria, compie alcuni giri su se stesso e si distende a terra. A questo punto gli altri del gruppo risalgono sul camion e Mike Rogers, convinto che Travis Walton sia morto, riparte a tutta velocità, allontanandosi dal disco. Dopo alcuni chilometri  probabilmente in preda ad una forma di panico, il mezzo sbanda e i colleghi di Travis decidono di ritornare sul luogo dell’apparizione; il disco però era sparito e con lui anche Travis Walton. Ken Peterson, intorno alle 19.30, decide di chiamare la polizia locale per denunciare la sparizione di Walton. La storia raccontata, naturalmente, rende scettici i poliziotti locali che decidono comunque di iniziare le ricerche dello scomparso. Non trovando nessun tipo di traccia sul luogo dell’avvenimento, la polizia comincia a sospettare del gruppo, pensando ad un omicidio. Contestualmente, la possibilità che Travis Walton si sia allontanato di sua spontanea volontà non viene del tutto scartata, tant'è che la polizia inizia a preoccuparsi delle condizioni dell’uomo, date le rigide temperature notturne e per il fatto che Walton vestiva con jeans ed una maglietta. Il caso di sparizione di Walton diviene ben presto pubblico e molti media arrivano in città per intervistare i protagonisti della vicenda. Naturalmente, a destare la loro attenzione e curiosità c’è il presunto rapimento di Travis Walton da parte di un’astronave aliena.
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Il test della Polizia
Il 10 novembre, cinque giorni dopo la scomparsa, i membri del gruppo di lavoro vengono interrogati dalla polizia e sottoposti alla macchina della verità. Tutti i test (tranne quello di Dallis, che ammise poi di non aver completato il test per non svelare una macchia sulla sua fedina penale) risultano attendibili e, data la mancanza di prove, i sospetti sui membri decadono. La sera stessa, poco prima della mezzanotte, squilla il telefono di Grant Neff, cognato di Travis Walton: “Qui è Travis. Sono in una cabina telefonica alla stazione di Heber, e ho bisogno di aiuto. Venite a prendermi”. Neff pensa subito ad uno scherzo ma poco prima di chiudere la conversazione la voce dall’altra parte della cornetta implora:” Sono io, Grant … sto male, e ho bisogno di aiuto. Vieni a prendermi”. Neff, insieme al fratello di Travis, Duane, si recano al distributore di benzina indicato da Travis e lo trovano semi-incosciente nella cabina telefonica da dove aveva chiamato, vestito come il giorno della scomparsa, dimagrito e con la barba incolta. Durante il tragitto verso casa Travis manifesta agitazione, ansia, dice frasi sconnesse in merito a esseri orribili e non si rende conto del salto temporale, crede di essere stato via per poche ore mentre è trascorsa quasi una settimana. Travis Walton si sottopone ad esami medici che, in un quadro generale normale, riscontrano due anomalie: un piccolo punto rosso presso la piega del gomito destro, compatibile con un’iniezione da ago ipodermico, ma i medici hanno osservato che il punto non era nei pressi di una vena. L’analisi delle urine rivelò mancanza di chetone. Questo è insolito perché, dato che Travis era stato disperso per cinque giorni con poco o nessun alimento, come egli stesso diceva (e come suggerì la sua perdita di peso), il suo corpo avrebbe dovuto cominciare a sciogliere i grassi per sopravvivere e questo avrebbe portato ad alti livelli di chetone nelle urine. Poco tempo dopo si ottiene da Travis il racconto dei suoi ricordi. Sostiene di non ricorda cosa successe dopo esser stato colpito dal fascio di luce. Quando si svegliò, disse di trovarsi su un lettino. Una luce era accesa sopra di lui, e l’aria era pesante e umida. Era nel panico e aveva difficoltà a respirare, ma il suo primo pensiero fu di trovarsi in un ospedale qualunque. Quando tornò in sè, Travis disse di aver realizzato di essere circondato da tre figure, ognuna delle quali indossava una tuta arancione. Le tre figure non erano umane; Travis li descrive come simili ai “Grigi” che si trovano in alcuni racconti di rapimenti alieni: “più bassi di cinque piedi, e avevano la testa calva, senza capelli. Le loro teste erano a cupola, molto larghe. Sembravano dei feti … avevano occhi grandi, enormi quasi tutti marroni, senza la parte bianca. La cosa più spaventosa di quelle creature erano quegli occhi … mi stavano guardando.” Le loro orecchie, naso e bocca “sembravano molto piccole, forse solo perché i loro occhi erano così grandi.” Preoccupato per la sua salute, Travis disse che saltò in piedi e urlò a quelle creature di stargli lontano. Afferrò un cilindro che sembrava di vetro da uno scaffale vicino e cercò di rompere punta per creare un coltello improvvisato, ma l’oggetto sembrava infrangibile, così, cominciò a sventolarlo contro le creature come fosse un’arma. Le tre creature lo lasciarono nella stanza. Lasciò quindi la sua “sala operatoria” e attraversò un corridoio che lo portò in una stanza sferica, con solo una sedia con schienale alto posizionata nel mezzo. Anche se aveva paura che potesse esserci qualcuno seduto sopra, Travis disse che ci camminò intorno. Appena fatto ciò, cominciarono ad apparire delle luci nella stanza. La sedia era vuota, così Travis decise di sedersi. Dopo averlo fatto, la stanza si riempì di luci, simile alle stelle di un planetario. La sedia era attrezzata sul braccio sinistro con una singola leva spessa e corta e con una maniglia stranamente sagomata in cima di qualche materiale marrone scuro. Sul braccio destro, c’era uno schermo illuminato, giallo-verde di circa cinque centimetri quadrati con linee nere che si intersecavano da tutte le angolazioni. Quando Travis tirò la leva, le stelle cominciarono a ruotare lentamente attorno a lui. Quando rilasciò la leva le stelle si fermarono nella posizione in cui si trovavano. Decise di fermarsi poiché non sapeva quello che stava facendo. Si alzò dalla sedia e le stelle scomparvero. Travis pensò di vedere un contorno rettangolare sul muro arrotondato, forse una porta, e andò a cercarla. Solo allora Travis sentì un suono dietro di lui. Si girò aspettandosi una di quelle creature dai grandi occhi, ma fu piacevolmente sorpreso di vedere una figura umana alta di indossare una tuta blu con un casco di vetro. In quel momento, disse Travis, non realizzò quanto fossero grandi gli occhi dell’uomo: più grandi del normale e di un colore oro brillante. Travis disse che fece all'uomo una serie di domande, ma l’uomo gli sorrise e fece segno di seguirlo. Travis disse che, a causa del casco, l’uomo potrebbe non averlo sentito, così egli seguì l’uomo giù per un corridoio che lo portò ad una porta e una rampa ripida verso il basso di una grande sala che Travis descrisse come simile a un hangar di aeromobili. Capì allora che stava uscendo da un mezzo a forma di disco, simile a quello che aveva visto nella foresta, appena prima di essere colpito dalla luce bluastra, ma questo sembrava due volte più grande. Nella grande stanza simile ad un hangar, Travis vide altri mezzi a forma di disco. L’uomo lo portò in un’altra stanza, dove si trovavano altri tre uomini, una donna e due uomini, simili a quello con l’elmetto. Questi altri non indossavano l’elmetto, così Travis cominciò a fargli domande. Risposero con la stesso sorriso ottuso di quello che lo aveva portato lì per il braccio. Una volta seduti al tavolo,Travis vide che la donna teneva un dispositivo simile ad una maschera ad ossigeno, che mise sulla faccia di Travis. Prima di potersi liberare, Travis perse conoscenza. Si svegliò alla stazione di servizio di Heber, in Arizona. Vide un disco alzarsi in volo sopra l’autostrada, quindi raggiunse la cabina e chiamò casa di sua sorella.
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Fonte: 







Katharina Wilson ha avuto contatti con molti esseri, tra cui anche i classici Grigi. Katharina Wilson è una voce eloquente e intelligente nel campo delle abductions. La verità che la Wilson offre spesso si distacca dal modello standard di abductions, tanto da far riconoscere molti lettori nella sua esperienza. "Il mio libro 'The Alien Jigsaw' (Il rompicapo alieno, ) copre i primi 32 anni della mia vita e termina nel Dicembre 1992. Nel mio "Supplemento di Ricerca" ho parlato di altre 30 esperienze di abduction accadutemi nel 1993 e di 14 nel 1994. Quell’anno ero restia a documentarle, perché provavo a costringere gli Esseri a interagire con me alle mie condizioni. Ero contrariata e frustrata perché mi usavano da tempo per "esperimenti" psicologici e fisici. Ho provato a palesare loro questa mia delusione e il mio "non scrivere" era una forma di resistenza passiva. Di 14 esperienze da me documentate, tre implicavano visioni e una un "Essere" che mi impartiva lezioni sul tempo e le dimensioni. Si comportava da "Guida" e mi dimostrò che alcune persone (non tutte) esistono in più di una dimensione e in più di un tempo. La "Guida" mi permise di guardare attraverso un limpido cristallo di smeraldo, che in realtà era un "portale dimensionale". Quando guardai, vidi me stessa, un’altra Katharina. Avevo i capelli lunghi, indossavo una maglia viola e una gonna nera. Quello che mi colpì di più fu che stavo organizzando una conferenza sul fenomeno UFO. Il mio primo pensiero fu "Oh mio Dio, anche là sono coinvolta nel fenomeno UFO! Riuscirò mai ad uscirne?" Fino al Luglio 1995 ho avuto 15 visite e le mie esperienze sono definitivamente cambiate. Ho avuto tre visioni, una da sveglia e due in stato onirico, oltre ad un nuovo fenomeno: due "messaggi".  Per saperne di più......

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